Da Quarto a Recco, il primo passo sul Levante
Dal Battista a San Francesco: diciotto chilometri dalla parrocchia di San Giovanni Battista a Quarto al Convento di San Francesco a Recco, tra il mare di Nervi, le creuze di Bogliasco e gli ulivi di Pieve Alta. La prima ricognizione del Cammino di Levante.
Dal Battista a San Francesco
La partenza, simbolica, è stata dalla parrocchia di San Giovanni Battista, a Quarto, sotto la lunetta con il volto del Precursore. La meta era il Convento di San Francesco, a Recco: alla vigilia della sua festa, siamo andati a rendere omaggio a colui che fu pellegrino del mondo, prima a Roma, poi a Santiago e infine in Terra Santa. Dal Battista a Francesco: due riferimenti, una sola strada.
Da lì ci siamo ritrovati tutti allo Scoglio di Quarto, sotto il monumento ai Mille. Lo stesso punto da cui, nel 1860, si partì per un'impresa che sembrava impossibile. Noi partivamo per qualcosa di più piccolo e più testardo: camminare il primo tratto del Cammino di Levante, metro dopo metro, e registrarlo, perché da oggi il tracciato ufficiale della Via lo disegniamo così, con i piedi.
Eravamo in tanti: soci, amici, qualche volto nuovo, e lungo la strada il gruppo è ancora cresciuto. Zaini leggeri, scarpe da trekking, occhiali da sole. Due parole davanti al monumento, una foto di gruppo con la statua alle spalle e il mare davanti, e poi via, verso levante.
Il mare di Nervi
Il primo regalo della giornata è la passeggiata Anita Garibaldi. Il muro di pietra a sinistra, la ringhiera azzurra a destra, gli scogli stratificati che scendono in acqua e, laggiù in fondo, il promontorio di Portofino che sembra non avvicinarsi mai. Il mare era limpido fino al fondo, color smeraldo nelle calette, punteggiato di bagnanti che non avevano ancora accettato l'autunno.
Si cammina piano, qui. Non per fatica: perché ogni curva apre una veduta nuova e qualcuno si ferma sempre a guardare.
Le creuze di Bogliasco
Lasciato il mare, la Via sale. Comincia la Liguria delle creuze: scalinate di mattoni e ciottoli strette fra due muri, che si inerpicano tra orti e giardini. Abbiamo camminato sotto cascate di bouganville viola, sotto alberi di limoni carichi di frutti ancora verdi, accanto a case rosse e ocra con le persiane chiuse sul primo pomeriggio, e alla chiesetta rosa di Sant'Ilario, con il suo campanile che spuntava tra gli alberi. Negli uliveti le reti gialle erano già stese sotto gli alberi: tra poche settimane sarà tempo di raccolta.
Poi la discesa su Bogliasco, la pausa, il fiato ripreso.
Pieve Alta e Sori, tra gli ulivi
Il pomeriggio ci ha portati ancora in alto, fino a Pieve Alta e poi sulle mulattiere sopra Sori: muri a secco, uliveti a terrazze, la Torre dei Saraceni a guardia della costa, e il mare sempre lì, sotto di noi, con Portofino che finalmente sembrava a portata di mano. Sul belvedere di Pieve Alta, affacciati sul golfo, ci siamo ritrovati tutti insieme per la foto di gruppo, stanchi e contenti, prima dell'ultimo tratto.
Recco, all'arrivo
Siamo arrivati a Recco con la luce bassa della sera, alla meta della giornata: il Convento di San Francesco. Ad accoglierci c'erano padre Emilio Ratti e il silenzio del chiostro: archi, colonne a fasce bianche e nere, qualche vaso di ulivo. Un posto giusto per arrivare.
Sui gradini della sua chiesa ci siamo seduti tutti per l'ultima foto: una quarantina di pellegrini, qualche bambino e un cane che si è guadagnato la prima fila. Poi, sotto le volte di una delle sue sale, abbiamo acceso il proiettore e raccontato la Via di Giovanni Battista: perché è nata, dove va, che cosa vuole essere. E due chiacchiere con padre Emilio Ratti, frate francescano e medico: da decenni divide la vita tra il convento e il Congo, dove ha fatto nascere un ospedale con una sala operatoria oculistica che ridà la vista a chi non ha nulla, ed è tra i maestri dell'iridologia in Italia. Alla fine di questa lunga giornata, un bel brindisi e le ottime focacce farcite che l'amico Dario, titolare del Borgo Croccante di Boccadasse, in piazza Nettuno, ci ha offerto di cuore, senza volere niente in cambio. Grazie, Dario: è anche così che una Via diventa accoglienza. Il modo migliore di finire il primo giorno di Cammino è cominciare già a pensare al prossimo.
Diciotto chilometri, registrati passo dopo passo. Sulla mappa del sito questo tratto adesso è colorato: è il primo pezzo di Cammino che diventa ufficiale. Ne mancano ancora tanti, e li faremo così, insieme.
Se vuoi camminare con noi la prossima volta, diventa socio o sostieni la tracciatura.
Ultreya et Suseya.